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DON MILANI
L'incontro con Agostino Burberi, da giovane allievo di don Milani alla scuola di Barbiana, è stata un'occasione per i nostri studenti di conoscere uno dei fondatori della scuola italiana moderna.
Le vive parole di Agostino, che fu allievo di don Milani nella Toscana povera degli anni '50, ci hanno fatto ripercorrere in breve tempo l'arco di una vita, di una carriera ecclesiastica dedicata ai ragazzi, all'amore per l'educazione, all'attenzione per i giovani più disagiati e in difficoltà.
La Scuola Media Chionna ha partecipato all'evento di venerdì 16 dicembre, organizzato dalla Scuola Media Moro di Carosino, con un rappresentanza di studenti delle classi terze, accompagnati dai docenti di lettere e dal Dirigente Scolastico. Gli studenti durante lo svolgimento dell'incontro hanno letto un testo da loro elaborato nelle ore di Lettere, che ha presentato il mini-
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Don Lorenzo Milani nacque a Firenze il 27 Maggio 1923 da un'agiata famiglia di intellettuali fiorentini. Visse in una grande palazzina abitata nei primi piani dai camerieri e dalla servitù e dalla benestante famiglia Milani nei piani più alti. Egli era un ragazzo molto intelligente, con la passione per la pittura che coltivò nell'Accademia di Brera. Successivamente, durante una vacanza a Gigliola, decise di affrescare una cappella nella quale trovò un vecchio messale che lo appassionò particolarmente. Tornato a casa si fece cresimare dal cardinale Elia della Costa e lo stesso anno entrò nel seminario di Castel in Oltrarno, ma fu questo un periodo molto duro, infatti le sue tesi erano in continua contraddizione con quelle della Chiesa. Per questo motivo venne mandato a Barbiana, piccolissimo paesino di montagna, nel comune di Vicchio. Qui insegnò a tempo pieno alle classi sociali più povere sperimentando la scrittura collettiva. Il suo intento era quello di elevare il livello della popolazione, ma soprattutto di far capire che la scuola era un privilegio per chi la frequentava. Don Milani infatti era contro la scuola tradizionale che, invece di aiutare i ragazzi più ignoranti e poveri, andava a favore dei ricchi, lasciando nella città la piaga dell'analfabetismo. Il principio su cui si fondava la sua scuola era che chi sapeva di più doveva aiutare chi sapeva di meno. A causa di questo modo di pensare rivoluzionario la scuola ricevette molte critiche che ebbero come risposta un libro: "Lettera ad una professoressa" scritto nel 1967 con gli alunni della scuola. Il libro era una vera e propria critica verso la scuola tradizionale che accettava i "Pierini" (nome attribuito ai figli dei ricchi) e trascurava i poveri proprio come se un ospedale cura i sani e respinge i malati. Inoltre vengono prese in considerazione le tristi storie di due ragazzi, Sandro e Gianni, che essendo stati bocciati più volte si erano scoraggiati e avevano deciso di abbandonare la scuola. Grazie a Don Milani però erano entrati nella scuola di Barbiana, avevano ricominciato a studiare cambiando argomenti e si erano addirittura appassionati. Raccontando queste storie ci fa capire che tutti abbiamo diritto ad un'istruzione anche se non siamo dei "Pierini". Il libro ebbe molto successo ma purtroppo egli morì un mese dopo la sua pubblicazione e non poté quindi vedere i cambiamenti che apportò alla scuola quali la riduzione delle bocciature, il tempo pieno e i maggiori fondi da parte della Pubblica Istruzione. Secondo noi Don Milani ha impresso un messaggio fondamentale facendoci capire che non solo i ricchi hanno diritto all'istruzione, ma anche i poveri, perché, come dice la Costituzione Italiana nell'articolo 3 "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Aggiungendo inoltre che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando da fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Questo è un principio molto importante e, come ci insegna Don Milani, ci fa capire che certo le persone più povere non hanno una grande espressione linguistica, ma conoscono i valori più importanti della vita e sanno cosa vuol dire sacrificarsi e lavorare sodo per andare avanti. D'altronde non bisogna considerare bravi quelli privilegiati perché tutti siamo uguali e abbiamo il diritto di andare a scuola per ampliare la nostra cultura. Don Milani fece credere che tutti hanno il diritto non solo di studiare, ma di avere una bella vita indipendentemente dalla classe sociale. Infatti ce lo spiega la Costituzione nell'Articolo 34 che recita "la scuola è aperta a tutti, che l'istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita e che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno i diritti di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica lo rende effettivo con le borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze." Don Milani quindi è stato un uomo che ha cercato di cambiare il modo di pensare della scuola, dimostrando con tutto il suo coraggio e tutta la sua forza, non fermandosi agli ostacoli più difficili, che bisogna seguire quello che si sente nel proprio cuore. è stato una figura molto importante perché ha incarnato una figura dell'insegnante capace di stimolare ed interessare i propri alunni. A questo proposito è interessante il riferimento al film "Les choristes-
(Gli alunni della IIIE e della IIIB)
Visitando il sito riportato sotto, potrete vedere le interviste della serata (nella sezione Cultura)
http://www.galatina2000.it/Cultura/unopportunita-